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AB Consulting

Un suono che doveva diventare un segno

Chi si occupa di controllo di gestione per hotel e B&B comunica quasi sempre in un solo modo: numeri, grafici, distacco professionale. Oppure, all'opposto, punta tutto sull'accoglienza e perde di vista la serietà. Il vecchio logo di AB Consulting non sceglieva nessuna delle due strade: restava semplicemente generico, senza dire nulla di preciso in nessuna direzione. E in un settore dove un cliente affida a un consulente le proprie decisioni più delicate (investimenti, margini, la sopravvivenza stagionale di una struttura) un'identità visiva indecisa comunica, prima ancora di una parola, il dubbio sbagliato: posso fidarmi di chi mi guarda da questo biglietto?

Il marchio precedente non rifletteva più ciò che l'attività rappresentava davvero. Non si trattava di rinnovarsi per moda. Si trattava di restituire, finalmente, un volto coerente a un lavoro fatto di rigore — ma anche di attenzione vera verso chi quel rigore lo riceve.

Logo ab consulting
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Il concept

Il punto di partenza non è stato un'icona scelta a tavolino, ma un gesto: il tocco sul campanellino della reception. Un suono breve, eppure carico di significato: il segnale che qualcuno è presente, vigile, pronto a trasformare un'esigenza in una risposta concreta. È esattamente ciò che un buon controllo di gestione fa per chi gestisce una struttura ricettiva: non un esercizio contabile distante, ma una presenza costante che orienta stagioni, investimenti, decisioni che definiscono il destino di un'attività.

Tradurre questa idea in un marchio ha richiesto una forma geometrica precisa, capace di evocare il campanellino senza scadere nella citazione letterale. Dentro quella forma si intrecciano le iniziali dell'attività, custodite come un nucleo di competenza: un dettaglio che richiede di essere scoperto, non solo guardato.

 

Le scelte fatte

Qui sta la differenza rispetto a chi, nello stesso settore, scegliere di apparire o solo rigoroso o solo accogliente: il marchio doveva dire entrambe le cose insieme, senza che l'una sminuisse l'altra. Anche il modo in cui si legge il nome dell'attività, accanto al simbolo, non è frutto di una scelta tra font esistenti: ogni lettera è stata progettata su misura, costruita appositamente per dialogare con la forma del campanellino. Un lettering originale richiede un livello di attenzione diverso da quello di un carattere tipografico già pronto: significa decidere, lettera per lettera, quanto rigore e quanta morbidezza assegnare a ogni linea.

Anche la palette cromatica risponde a questo stesso principio di equilibrio, non di scelta tra due alternative. Un colore caldo richiama l'energia e l'accoglienza, l'altro più scuro e composto restituisce il rigore necessario a chi tratta numeri e decisioni di peso. Né l'uno né l'altro prevalgono: si bilanciano, esattamente come il lavoro quotidiano di chi sostiene una struttura ricettiva con metodo, senza mai perdere la sensibilità verso chi la vive: le due qualità che, nel resto del settore, raramente convivono nello stesso marchio.
 

Lo stesso principio guida il biglietto da visita, pensato come prosecuzione naturale del marchio, non come un elemento separato: un oggetto che, anche nella sua funzione più semplice, passare di mano in mano, continua a comunicare la stessa presenza discreta ma determinante che il logo racconta a colpo d'occhio.

Il risultato

Un'identità che non cerca di stupire. Cerca di rassicurare. Dice, con eleganza, che dietro ogni numero c'è una visione, e dietro ogni decisione, un metodo che sostiene. Dove altri scelgono una sola direzione, qui rigore e calore convivono nello stesso segno.

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